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Da Monte Porche a Cima Vallelunga: l' incanto delle creste dei Sibillini ( 3 di 5 )

Questo percorso di cresta è lungo e faticoso e per chi non se la sente di farlo nel senso descritto lo può fare in due tappe, la seconda risalendo questo tratto dal Rifugio della Sibilla. E' un tratto molto aereo e panoramico e permette di vedere le vette più importanti della catena dei Sibillini. Nella fotografia l' ultimo tratto del percorso prima di salire alla Cima Vallelunga, con il Monte della Sibilla alle spalle.





Tratto finale della salita al Vallelunga, con il Pizzo Berro sullo sfondo a sinistra. La valle ed il monte omonimo che stiamo salendo, prendono il nome dalla fisionomia glaciale della prima; essa è una valle isolata e selvaggia che si immette nella Val Tenna poco prima della famosa Gola dell' Infernaccio. Dalla parte opposta dello spartiacque delle creste, il versante è più dirupato e da' su Foce di Montemonaco e sulla Valle dell' Aso.





In vetta alla Cima Vallelunga, a 2221 metri sul livello del mare, in estate ci si può incontrare anche con un gruppo di ardite pecore ed il loro attento custode canino, in cerca di verdi pascoli. Meglio non avvicinarsi troppo per non avere problemi. Il gregge, il cane ed il pastore, un po più defilato, arrivano ovviamente dalla strada della Sibilla e dal ricovero della Banditella. Nella fotografia, oltre a loro, si può notare l' infilata delle creste percorse dal lontano Monte Porche.







Visuale sulla sottostante Val Tenna con la svettante piramide del Pizzo Berro, all' altezza delle sorgenti del Fiume Tenna, poco prima della Gola dell' Infernaccio. Diversi sono i corsi d' acqua che discendono dalla catena dei Monti Sibillini; dal Fiastrone, Fiastrella, Tennacola, Ambro, Tenna, Aso e Fluvione nel lato orientale, al Nera nel lato occidentale. Ma sono il Fiume Tenna con il non lontano Fiume Aso ad aver modellato in modo meraviglioso le vallate reciproche con l' Infernaccio e la Valle del Lago di Pilato, tra maestose cime quali il Monte Priora, la Sibilla ed il Vettore.
Il percorso fatto finora è risultato lungo e faticoso, con salite e discese, ma ha ripagato con maestosi panorami; dal versante della Vallelunga la pendenza è accettabile e l' ambiente isolato e selvaggio, coronato dalle caratteristiche cime del Pizzo Berro e Monte Priora. La Val d' Aso, nella fotografia, ha pendici più dirupate molti strapiombi, dove bisogna prestare attenzione ed è più frequentata dai camminatori, ammaliati dalla bellezze della Valle di Pilato, le sue granitiche cime e l' alone di mistero che viene dal passato. A destra la nostra cresta che scende dal Porche, poi al centro si intravede Palazzo Borghese con a sinistra l' Argentella e per finire, all' orizzonte a sinistra le cime del Redentore e del Vettore.

Panorama della Valle del Lago di Pilato tra le creste del Redentore e quelle del Vettore che lo racchiudono. La risalita dalla frazione di Foce di Montemonaco fino ai 1940 metri del Lago di Pilato, con un dislivello poco meno di 1000 metri, rappresenta una delle più importanti e frequentate escursioni del Parco dei Sibillini per le sue caratteristiche ambientali. Il lago, oltre ad essere quello più in quota delle Marche, è anche l' unico naturale dato che si alimenta con le acque di scioglimento delle nevi e resiste tutta l' estate; solo in due occasioni, dal 1990 in poi, ha rischiato il prosciugamento. Nelle stagioni più nevose i laghi, dato che nella realtà sono due, si uniscono fino a prendere la forma di un paio di occhiali. Il lago possiede una rara e straordinaria presenza di un piccolo crostaceo, è il " Chirocefalo di Marchesoni ", che ha la caratteristica di nuotare a pancia in sù ed all' indietro che vive esclusivamente in queste acque. Per finire, il nome di Pilato deriva dal magistrato romano che giudicò Gesù e che poi se ne lavò le mani; la tradizione dice egli venne condannato a morte e che il carro trainato da buoi vagando per i Sibillini precipitò nel lago, facendone ribollire le acque. Nel Medio Evo questa valle divenne luogo di ritrovo di negromanti e maghi, tanto che le autorità di Norcia furono costrette ad erigere un muro per impedirne l' accesso, pena la morte per impiccagione. Per questi motivi sul Lago di Pilato aleggia, fin dal passato, questo alone di mistero.


Primo piano del Monte della Sibilla, la mitica cima dall' oscuro passato che ha dato il nome all' intera catena montuosa. La tradizione popolare narra che in una grotta sul monte abitasse una vergine indovina, mezza fattucchiera ed ammaliatrice, ma anche esperta in tecniche agricole ed allevamento, che spesso rispondeva ai vari quesiti in modo sibillino. Divenne così famosa da essere citata nel " Guerrin Meschino ", un antico romanzo popolare medievale in cui il protagonista si rivolgeva a lei per risolvere i suoi problemi esistenziali. Al contrario di altre Sibille più celebri e poi dimenticate, cumana e delfica, la nostra Sibilla ha continuato a vivere nella memoria collettiva e nelle varie leggende di paese. Questa montagna è tristemente famosa, in tempi moderni, per l' orribile sfregio che le ruspe le hanno fatto nella costruzione di una strada che porta in vetta, quale iniziativa atta a rivitalizzare l' economia montana e sviluppare il turismo. Una strada, il cui tratto finale risulta quest' orrenda " zeta " nel versante meridionale, visibile a molti chilometri di distanza. Costruita tra il 1966 e 1971 tra il consenso generale; solo Italia Nostra e CAI di Ascoli contrari. La dura battaglia di opposizione fu lunga e vinta a metà nel senso che quando furono interrotti i lavori, la strada era arrivata alla Sibilla; si era salvato però il versante verso Frontignano, tratto d' arrivo del progetto stradale.


Panorama della maestosa vetta del Monte Priora, o Pizzo della Regina, a destra nella fotografia, che con i suoi 2332 è seconda per altezza solo a sua maesta' il Monte Vettore; a sinistra la svettante vetta piramidale del Pizzo Berro, fedele guardia personale. Il Monte Priora risulta un po' isolato dal resto dei monti, avendo la Gola dell' Infernaccio in Val Tenna che lo separa dal dirimpettaio Monte Sibilla e dietro la Val d' Ambo che lo separa da Pizzo Tre Vescovi e Monte Castel Manardo.
Deve il suo nome, originariamente era " Montagna del Priore ", al fatto che i suoi pascoli erano di proprietà dell' Eremo di S. Leonardo, retto fin dalla sua fondazione farfense, da un Priore. Lo si raggiunge attraverso il sentiero 34 e 33 dalla Madonna dell' Ambro, dalla Gola dell' Infernaccio, risalendo verso l' remo di S. Leonardo con il sentiero 11 o con il panoramico 12 da Forcella del Fargno passando per Pizzo Berro.


Per il lungo ritorno al Monte delle Prata, una volta arrivati in cima a Monte Porche conviene tagliare a destra per Vallelunga e poi ricollegarsi al sentiero n° 1 del Parco, per abbreviare il percorso ed evitare le difficili pendenze in discesa dell' andata. E poi è l' occasione di entrare nell' Alta Vallelunga, un ambiente assolutamente fantastico e fuori dal mondo: un mare d' erba e solitudine pieno solo di fiori, insetti e sibilare del vento, senza alcun manufatto mano a guastare l' insieme. Un ambiente lavorato dal ghiaccio e dagli agenti atmosferici e bucherellato di tante doline. Nella fotografia la cresta che si vede è quella della Cima Vallelunga.


LISTA DELLE ESCURSIONI












































































































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