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Corridonia ( MC ) città natale di Filippo Corridoni sindacalista rivoluzionario ed eroe di guerra

Corridonia si erge su un piccolo rilievo di 255 metri sul livello del mare, a cavallo dello spartiacque tra il Fiume Chienti ed il Torrente Cremone, a pochi chilometri da Macerata. E' una cittadina di circa 15.000 abitanti; ha una lunga storia alle spalle e con il passare del tempo ha assunto diversi nomi. Il primo è Montolmo, di origine medievale, derivante da un gigantesco olmo sulla sommità dell' abitato, davanti alla chiesa di S. Maria in Castello, che è arrivato fino alla metà del 1800. Dal 1851 cambiò il nome in Pausula, in memoria della ex-città romana di Pausulae, situata nei pressi dell' attuale S.
Claudio al Chienti, con cui aveva legami di continuità ed infine fu la volta dell' attuale denominazione nel 1931 con la dedica a Filippo Corridoni, sindacalista rivoluzionario ed eroe di guerra. La visita a Corridonia può iniziare dalla bella Piazza della Vittoria, con bei giardini ed un elegante edificio stile liberty.

L' attuale Corridonia fu castello fin dall' anno 1115; dal 1306 al 1317 fu al suo massimo splendore, tanto che fu sede del Parlamento Generale delle Marche. Poi arrivò la morte e distruzione ad opera di Francesco sforza: era il 1443. La città pian piano si riprese e si dotò di nuovo di una struttura difensiva. Il borgo è stretto ed allungato sul rilievo; salendo alla parte alta del castello, verso metà strada, si incontra la Chiesa dei Santi Pietro, Paolo e Donato del XVIII secolo con cripta del XIII.


Risalendo Via Mazzini e poi Via Roma si arriva alla parte alta dell' abitato di Corridonia, dove una volta era situato il cassero del castello e si sbocca in due piazze attigue. Prima in quella del Popolo e poi, girando attorno alla Chiesa di S. Francesco in quella dedicata a Filippo Corridoni. Questa piazza è stretta ed allungata e colpisce subito per la sua maestosità ed il candore dei suoi marmi, che fanno da teatrale scena al monumento funebre dell' eroe di Corridonia. La cittadina maceratese cambio' il suo nome da Pausula a quello attuale, nel 1931, proprio per onorare Filippo Corridoni sindacalista rivoluzionario caduto in guerra da eroe nella Prima Guerra Mondiale. Cinque anni dopo fu edificato il suo monumento e realizzati gli edifici in marmo che gli fanno da corona.


Al centro della piazza, di fronte al candido Palazzo del Comune, si eleva il monumento funebre di Filippo Corridoni dello scultore Oddo Aliventi eretto nel 1936 insieme alla piazza stessa. Lo stile usato rientra nella retorica monumentale del ventennio fascista, che prendeva a modello i classici romani e gli ideali di forza, coraggio ed autodeterminazione. Il monumento si eleva per 7 metri nella figura morente ed altre 5 per il basamento, in cui sono fissate delle formelle con scene della vita del Corridoni. Il monumento è stato realizzato fondendo il metallo di alcuni cannoni nemici. Egli nacque a Pausula nel 1887 e dopo il periodo degli studi si gettò nella lotta sociale con ardore, aderendo anche a Sindacalismo Rivoluzionario. Lottò per l' emancipazione dei lavoratori, asserendo che questa conquista doveva arrivare dai lavoratori stessi. Si scontrò con il sistema con dure battaglie sociali e scioperi; fu vittima di persecuzioni e conobbe anche un periodo di esilio. Ebbe una svolta di pensiero quando capi' che la nazione per redimersi e svilupparsi aveva bisogno di conquistarsi spazi e considerazione internazionale. Divenne quindi propagandista e per dare l' esempio si presentò volontario al conflitto appena scoppiato e si diede subito ad azioni ardite ed instancabili. In una di queste perse la vita, a Sagrado nel Carso: era il 23 ottobre 1915.




Il lato nord della monumentale Piazza Corridoni è chiuso da questa parete marmorea, con funzione di artistica fontana sotto e severo monumento ai caduti delle guerre sopra. Non è un edificio, ma una scenografica quinta il cui scopo è abbracciare e mettere in evidenza il monumento a Corridoni, e nello stesso tempo nascondere i vecchi edifici dietro. Dalla parte opposta un lungo e candido muro, collegato all' angolo del porticato del Palazzo del Comune ha la stessa funzione, oltre che come balcone oratorio. Il monumento e la piazza furono intitolati a Filippo Corridoni nel 1936, alla presenza di Mussolini, con il chiaro intento di esaltarne il coraggio di eroe e farne un simbolo fascista che fosse d' esempio per le nuove generazioni. In onore del suo illustre figlio, Corridonia ha trasformato la sua casa natale in museo e quest' anno, il 23 ottobre, ne commemora il 100° anno dalla morte.


La Chiesa di S. Francesco, con a fianco il porticato di un vecchio istituto religioso trasformato in polo scolastico, è rilegato in un angolo della piazza dai monumentali edifici fascisti, rutilanti di marmi e carichi del retorico stile di regime. Nonostante questo gli edifici religiosi si integrano con dignità e compostezza. La Chiesa di S. Francesco è stata riedificata sui resti di un edificio precedente in stile romanico/gotico ed è affiancato da uno slanciato campanile quattrocentesco, aperto da monofore, con decorazioni in cotto, scodelle maiolicate e punta mozza, che svetta sull' abitato. La fotografia è stata scattata dal lato sud della piazza dal lungo balcone oratorio.


Dell' antico borgo di Montolmo, ora Corridonia, sono rimaste gran parte delle mura e tutte le sette porte, mentre è scomparso il castello nella parte alta dell' abitato. La Porta Romana, nella fotografia, è l' accesso ovest della cittadina, contornata da un bel giardino ed un vasto panorama sui Monti Sibillini. E' l' accesso più vicino alla parte alta di Corridonia con la sua monumentale Piazza Corridoni. E' stata denominata in passato Porta S. Lorenzo per la vicinanza con la chiesa omonima, Porta Cappuccini per via dell' ex convento e Portarella perchè la più piccola della cerchia muraria. E' stato da questa porta che entrarono le orde di Francesco Sforza che distrussero la città; poi lo stesso invasore la ricostruì, per controllarla e difenderla dall' esterno. Nel 1790 è stata completamente rifatta su disegno dell' architetto Valadier ed il nome attuale le è stato dato nel 1870 dopo la presa di Roma.

Sette erano le porte dell' antica Corridonia; oltre alla Romana, c' erano la S. Croce, nella fotografia, la Trento, S. Donato, S. Donato Vecchia, S. Pietro e Sejano. Anticamente, vista la pendenza delle mura in alcune parti, un fossato pieno d' acqua, con relativo ponte elevatoio, difendeva alcuni tratti ed alcune porte, come la Porta S. Croce; lo dimostra l' incasso frontale della struttura nella porta stessa. Questa era divisa in due piani, oltre alla zona battagliera sommitale, disponeva di tre linee di fuoco e di diverse angolazioni di tiro. Anche questa è stata ricostruita dal condottiero Francesco Sforza, demolendo la precedente ormai fatiscente, per aumentare la potenza difensiva cittadina. Il nome della porta deriva dalla vicinanza dalla chiesa omonima; é giunta fino a noi praticamente intatta.




Diverse ed interessanti sono le chiese all' interno delle mura di Corridonia, mentre quella più interessante al suo esterno è sicuramente Santa Maria della Croce, poco lontano dalla porta omonima. La chiesa è stata voluta dal comune nel 1420 per commemorare la composizione dello Scisma d' Occidente. E' santuario mariano dal 1971 ed al suo interno è conservato un affresco dedicato alla Madonna di Guadalupe, molto venerato dai corridoniesi. Ha inoltre una cappella dedicata ai caduti di tutte le guerre. Due sono stati gli interventi di restauro nel corso degli anni, prima nel 1935 e poi nel 1986, mentre negli anni 50 è stata completata la facciata in travertino e laterizio sul progetto del corridoniano Vincenzo Illuminati.
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