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Urbs Salvia ( MC ) ed il suo straordinario Parco Archeologico ( 2 di 2 )


Il toponimo Urbisaglia, la città attuale, deriva dal romano Urbs Salvia, che probabilmente, è riferibile ad un culto terapeutico associato in età imperiale alla Dea Salus. Si ritiene che essa fosse una delle colonie fondate nel Piceno già nel corso del II secolo a. C. La nascita dell' insediamento è stata sicuramente favorita dalla particolare posizione geografica, all' incrocio tra due importanti strade, che univano l' una Firmum ( Fermo ) a Septempeda ( San Severino Marche ) e l' altra la Salaria Gallica, che conduceva da Ausculum ( Ascoli Piceno ) attraverso un percorso pedemontano, fino alla Flaminia, passando anche per Auximum ( Osimo ). Poco fuori della città sorgeva questo bell' Anfiteatro, nei pressi del quale oggi giorno c' è la biglietteria del Parco Archeologico ed l' inizio del percorso di visita.




La fase dello sviluppo monumentale della città parte all' età Tiberiana e raggiunge il culmine in età Flavia, grazie all' intervento di alcuni notabili locali arricchitisi al servizio degli imperatori. La sua fine invece è legata al progressivo abbandono dell' insediamento in pianura, poco difendibile in una fase storica caratterizzata da continue guerre. La distruzione definitiva della città romana di Urbs Salvia è stata associata, dalle fonti storiche, al passaggio del re barbaro Alarico nel 408-409 d. C. Nei secoli successivi gli abitanti dell' ex- Urbs Salvia si rifugiarono sulla sommità della collina, poco lontano, e dettero origine al Castro de Orbesallia. L' Anfiteatro, costruito fuori città ai margini della Salaria Gallica, è uno dei meglio conservati nelle Marche. Fu fatto erigere intorno all' 81 d. C. da Lucio Flavio Silva Nonio Basso, generale di Tito e famoso per aver conquistato Masada, ultima roccaforte giudaica in Palestina, come si legge in un' iscrizione conservata nel Museo Archeologico di Urbisaglia. Ha forma ellittica e occupa una superficie di 5.000 mq.; l' arena è lunga 59 metri e larga 35. E' costruito in cemento romano e rivestito in laterizi. Nella parte esterna si nota una certa mancanza di materiale dovuto al fatto che fu riutilizzato nella città di Urbisaglia e nell' Abbadia di Fiastra. Una volta recuperato con gli scavi, gli sono stati lasciate le piante cresciute su tutto il perimetro per motivi di stabilità. Nella fotografia dell' interno, moderne gradinate denotano l' utilizzo odierno dell' Anfiteatro per varie manifestazioni cittadine.

Un grande complesso religioso, delimitato da un ampio recinto sacro, si apriva sull' antistante Salaria Gallica e prospettava con grande effetto scenografico sull' area del Foro. Si trattava di un Tempio dedicato alla Salus Augusta, con sei colonne sul fronte e delle dimensioni di 16 x 30 metri, con ampie scalinate di accesso. Di esso sono rimaste poche tracce, mentre il sottostante Criptoportico, nella fotografia, si è salvato almeno in parte. Si tratta di una struttura semisotterranea formata da gallerie che circondano il Tempio. Tre di esse sono divise in due navate mediante una serie di pilastri rettangolari collegati ad archi. Le gallerie laterali nord e sud sono lunghe 52 metri, mentre quella di raccordo orientale ne misura 42. Si può anche notare che, oltre alla distruzione del Tempio superiore da parte delle orde barbare di Alarico, i pilastri delle navate di questa galleria sono tutti collassati sicuramente a causa di un terremoto.

I fedeli che arrivavano al complesso religioso, iniziavano il loro percorso di visita dal Criptoportico, poi accedevano al Tempio superiore. Le gallerie erano interamente decorate ad affresco; il braccio meridionale, aperto alle visite, permette ancora di apprezzare le interessanti decorazioni pittoriche di età tiberiana, riferibili al III stile pompeiano. Sono rappresentati trofei militari quali elmi, lance, spade, decorazioni varie e raffigurazioni naturalistiche con animali esotici, scene di caccia, oltre maschere lunari e scene allegoriche. In complesso i modelli iconografici scelti sono legati alla propaganda augustea ed imperiale. Nella fotografia, con poche ma energiche pennellate di stampo molto contemporaneo, è rappresentato un leone che insegue una gazzella. L' intera struttura religiosa risale all' inizio del regno di Tiberio nella prima metà del I sec. d. C.

Ad eccezione dell' Anfiteatro, tutti gli altri edifici religiosi, pubblici ed abitazioni erano racchiusi da un lungo giro di mura, che dalla pianura arrivava fino alla collina. Numerosi torrioni e tre porte completavano la cerchia difensiva cittadina; la Porta Nord e la Sud erano sull' asse principale, mentre quella denominata Gemina era più defilata verso ovest. Tale termine deriva dal fatto di avere due aperture gemelle, secondo una tipologia frequente tra i romani. Il monumento, raggiungibile da un camminamento dietro Tempio e Criptoportico in direzione del fiume Fiastra, è oggi giorno di difficile lettura perchè ad esso è stata sovrapposta, in due fasi nel corso del XIX secolo una casa colonica, come si intuisce dalla fotografia.

Il Parco Archeologico della città romana di Urbs Salvia si estende su una superficie di 40 ettari di verde, a cavallo della SS 78 che unisce Macerata ai Monti Sibillini, tra le frazioni di Convento a sud e Maesta' a nord. Dalla strada verso il fiume Fiastra si incontrano l' Anfiteatro, con il suo particolare corollario di alberi, il Tempio con il Criptoportico e la Porta Gemina; il resto degli altri edifici sono verso la collina che sale verso l' attuale borgo medievale di Urbisaglia e per raggiungerli in sicurezza occorre passare su questo moderno ponte di legno e metallo. L' antico viandante sulla Salaria Gallica rimaneva stupito dalla potente cerchia difensiva ed, una volta entrato dentro le mura, dalla ricchezza e maestosita' di Tempio, Foro e Teatro, in una cittadina relativamente piccola e lontana dalla capitale.

Superata la statale con l' elegante ponte in legno, si arriva nella parte dell' ex città romana adagiata sul versante della collina, proprio sotto l' attuale borgo medievale di Urbisaglia. Sono scomparse tutte le abitazioni ed la grande area del Foro, prospiciente il Tempio con Criptoportico. Ora la zona è tutta verde pubblico ed un percorso imbrecciato porta alle varie emergenze architettoniche rimaste. Costeggia il perimetro delle mura con i vari torrioni difensivi, passa in vicinanza di un edificio a nicchioni, usato per stabilizzare il terreno e dare raccordo ai vari terrazzamenti su cui era organizzata la città, ed arriva al Teatro. Poi è la volta di un tratto del percorso a tornanti sul pendio in cui è stato ricostruito un tipico ed antico giardino romano, con fiori, arbusti, essenze profumate, un laghetto e varie panchine. Il tragitto finisce ad Urbisaglia con la visita al Serbatoio di arrivo e decantazione dell' acquedotto romano.

Il Teatro Romano di Urbs Salvia, nella fotografia, fu fatto costruire da Gaio Fufio Gemino, un nobile romano legato al futuro imperatore Augusto dal quale ebbe dei terreni vicino ad Urbs Salvia. Per quanto gli impegni di senatore lo tennero lontano dalla città di origine, egli ebbe sempre uno stretto legame con essa e giunse ad avere pure il titolo di Patronus Coloniae e decise di erigere questo teatro, uno dei più imponenti d' Italia. Esso sfrutta il pendio del colle, secondo modalità costruttive di derivazione greca. Fu realizzato in opera laterizia con nucleo cementizio e subì dissesti già in epoca antica a causa di movimenti franosi. Le sue imponenti dimensioni testimoniano l' importanza di Urbs Salvia in poca augusteo-tiberiana. La sua monumentalità contribuì notevolmente all' esaltazione della città dominando il Foro e la Via Salaria Gallica con il suo imponente effetto scenografico.

Il percorso di visita al Parco termina al Serbatoio romano posto sotto i giardinetti del Sacrario e Museo delle Armi ad Urbisaglia. Si tratta di un grosso locale sotterraneo, diviso in due lunghi cunicoli comunicanti e coperti a volta, dove arrivava l' acqua dell' acquedotto per decantarsi. Questa proveniva da una sorgente a circa 1,5 chilometri e passava con tubature sotterranee al crinale del colle, dove veniva immagazzinata, ripulita e distribuita. La struttura, alla quale si accede tramite uno stretto corridoio, è rivestita di malta idraulica, ha la capacità di 1000 metri cubi, ed i suoi due cunicoli misurano 51 metri di lunghezza, 2,90 di larghezza 4,10 di altezza. Sono presenti dei pozzetti di areazione sulla volta per purificare l' aria, permettere l' uscita dell' aria stessa all' arrivo dell' acqua e consentivano l' ispezione del serbatoio. Nella volta a tutto sesto sono ancora visibili le impronte lasciate dalle tavole usate per gettare la malta cementizia. Si può concludere la visita di Urbs Salvia visitando l' interessante Museo Archeologico Statale nel centro storico medievale di Urbisaglia, che conserva moltissimi reperti legati alla cittadina ed al territorio.


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